Alberto Durante

architetto


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PIANI TERRITORIALI PAESISTICI

I Piani Territoriali Paesistici costituiscono lo strumento mediante il quale “le regioni sottopongono a specifica normativa d’uso e di valorizzazione ambientale il loro territorio”. Così recita la legge 431/1985, la cosiddetta “Galasso”, che detta le disposizioni per la tutela in zone di particolare interesse ambientale.

In ottemperanza a quanto stabilito da detta legge, la Regione Lazio suddivide il proprio territorio in 15 ambiti di pianificazione, che affida ad altrettanti gruppi di professionisti esterni. Allo scrivente viene affidato l’incarico di capogruppo dell’ambito 15, corrispondente al comune di Roma con esclusione delle circoscrizioni costiere di Ostia e Fiumicino. L’ambito 15 viene articolato in 12 Piani Territoriali Paesistici, che a tutt’oggi costituiscono lo strumento di tutela paesaggistica regionale:

  • 15.1 Marcigliana
  • 15.2 Insugherata
  • 15.3 Cecchignola Vallerano
  • 15.4 Arrone Galeria
  • 15.5 Decima Trigoria
  • 15.6 Pineto
  • 15.7 Veio Cesano
  • 15.8 Valle del Tevere
  • 15.9 Aniene
  • 15.10 Valle dei Casali
  • 15.11 Pendici dei Castelli
  • 15.12 Appia Antica e Acquedotti e Valle della Caffarella

I Piani Paesistici articolano i modi della tutela e, quindi, il procedimento di pianificazione, in due fasi successive, distinte ma rigorosamente interrelate sul piano concettuale e progettuale.

La prima concerne la tutela dei beni individui, articolati in beni di interesse archeologico e storico – monumentale e beni di interesse geomorfologico, naturalistico e paesistico. Consiste nel loro censimento, valutazione, classificazione e nella conseguente definizione delle aree di rispetto necessarie alla loro salvaguardia. Questa prima fase definisce un autonomo livello di tutela di carattere analitico e sistematico necessario a garantire la protezione dei beni, ma allo stesso tempo costituisce la premessa per l’individuazione e la valutazione dei beni d’insieme, intesi come ambiti di rilevante interesse ambientale. Gli ambiti corrispondono a particolari porzioni territoriali all’interno delle quali i beni presenti e il sito che li ospita si compongono in un insieme omogeneo e inscindibile di particolare valore, da tutelare unitariamente. In relazione al carattere ambientale prevalente, si distinguono tre diversi tipi di ambiti: geomorfologico-naturalistici, panoramico-paesistici, archeologici e storico-monumentali. Gli ambiti geomorfologico-naturalistici sono costituiti dai complessi idro-morfologico-vegetazionali delle valli incise dai corsi d’acqua, ovvero da quelle parti dove più elevato si conserva il carattere di naturalità dovuto alla compresenza dei tre elementi, acqua, morfologia e vegetazione. Gli ambiti panoramico-paesistici sono costituiti dai vasti pianori a destinazione agricola, testimonianza dell’antico paesaggio a campi aperti del latifondo romano che, in ragione della loro posizione preminente, si connotano come quadri panoramici di grande profondità. Gli ambiti archeologici e storico-monumentali sono costituiti da porzioni territoriali in cui la compresenza di più beni storici è integrata da un concorso di altre qualità di tipo morfologico, vegetazionale e paesistico, che li rendono unità di paesaggio assolutamente eccezionali.

La seconda fase concerne la tutela dei paesaggi. Definisce le zone omogenee rispetto alle loro caratteristiche, che classifica ai fini della tutela in quattro tipi, integrale, orientata, paesaggistica e limitata, a loro volta sottoarticolati, assegnando a ciascuno una modalità di tutela al fine di salvaguardarne le specifiche qualità, definire i limiti e i modi della loro trasformabilità ed attivare processi di riqualificazione laddove se ne ponga la necessità. La tutela integrale salvaguarda i sistemi paesistici che conservano in larga parte le qualità e il carattere del paesaggio naturale, le unità di paesaggio che costituiscono emergenze ambientali o storiche ed infine le aree che, immediatamente limitrofe alle precedenti, sebbene private dei propri valori ne sono essenziale completamento ai fini della conservazione e del godimento panoramico. La tutela orientata si esercita su zone in cui i valori idrogeomorfologici, naturalistici, storico-archeologico-monumentali e panoramico-paesistici hanno carattere di fragilità, parziale integrità o degrado e necessitano, quindi, di opportuni interventi finalizzati al recupero e/o al restauro ambientale, al fine di ricomporre l’unità e l’integrità dei quadri paesistici di cui sono parte. In relazione alle finalità e agli obiettivi degli specifici interventi disposti, la tutela orientata riguarda la riqualificazione dei percorsi (TOa), dei sistemi idromorfologicovegetazionali (TOb), delle aree archeologiche e storico-monumentali (Toc) ed infine delle aree da sottoporre a interventi unitari di restauro ambientale (TOd). La tutela paesaggistica si esercita su zone che conservano i caratteri essenziali del paesaggio agrario. Si tratta di unità di paesaggio caratterizzate dalla presenza di molteplici elementi, naturali, storici, culturali, di uso del suolo e di modi di conduzione agricola, che concorrono a costituire complessi ambientali unitari e inscindibili. Per esse obiettivo di tutela è la salvaguardia del valore d’insieme e della tradizionale destinazione d’uso agricola e silvo-pastorale, oltrechè dei quadri panoramici di grande profondità. La tutela paesaggistica distingue i margini, i crinali e le emergenze panoramiche (TPa), i paesaggi agrari di grande ampiezza (TPb), quelli di media ampiezza (TPc), quelli delle colture specializzate (TPd) e quelli semirurali (TPe). La tutela limitata è volta a qualificare gli inquadramenti di paesaggio urbano, o il loro ruolo di interfaccia città-campagna. Si esercita su zone interessate da processi di edificazione, realizzati o in corso,  in conformità alle previsioni urbanistiche vigenti (TLa), ovvero su zone interessate da strumenti urbanistici attuativi laddove le trasformazioni da questi previste siano compatibili con i più generali interessi della tutela, fornendo in tal caso dettagliate prescrizioni di carattere ambientale ed edilizio (TLb).

La normativa di piano contiene, oltre alle disposizioni generali e alla disciplina di tutela dei beni individui e dei paesaggi, le norme per i diversi tipi di manufatti e per la scelta e varia distribuzione della flora. I piani di Roma, redatti alla scala 1:10.000, si compongono oltre che della relazione e delle nome, di quattro serie di elaborati cartografici:

  • E1      Rilievo dei vincoli paesaggistici
  • E3      Classificazione delle aree ai fini della tutela
  • E3bis Tutela dei beni di interesse archeologico e storico- monumentale
  • E3ter Tutela dei beni di interesse geomorfologico, naturalistico e paesistico.

I Piani Paesistici di Roma forniscono un soluzione articolata, informata ai più generali indirizzi di vasta tutela territoriale, alle due contrapposte opzioni di conservazione totale e passiva da un lato, e di estesa ed agnostica trasformazione dall’altro, quest’ultima supportata dalle previsioni degli strumenti urbanistici vigenti che avevano recepito le forti esigenze di trasformazione manifestatesi durante gli anni Cinquanta e Sessanta. Dopo l’attenta valutazione dell’effettiva consistenza dei beni e del loro stato di conservazione,  la delimitazione degli ambiti e la perimetrazione dei tessuti edilizi consolidati, i piani con la zonizzazione hanno consentito trasformazioni laddove queste fossero già previste negli strumenti attuativi e/o fossero compatibili con gli interessi più generali della tutela, ovvero con la salvaguardia dei beni, degli ambiti, della continuità dei sistemi paesistici e delle visuali panoramiche. In altri casi, di compatibilità parziale o nulla, hanno imposto l’ablazione delle previsioni urbanistiche, ovvero la loro riduzione. I Piani Paesistici di Roma, che nel loro insieme interessano una superficie territoriale di circa 98.000 ettari, hanno comportato l’ablazione di milioni di metri cubi di previsioni di PRG ed hanno salvato dalla trasformazione molte migliaia di ettari di Campagna Romana, ponendo le basi per la definizione successiva delle aree protette romane (Veio, Decima, Marcigliana, etc) e per la predisposizione delle varianti generali al PRG.

15/1     MARCIGLIANA

Coordinatore del gruppo di lavoro composto da: arch. A. Durante, arch. F. D’Asaro, arch. V. Della Sala, arch. R. Violo, incaricato con Del. GR 1334 del 17/03/1987.

Il PTP 15/1 si estende per una superficie di circa 4450 ettari sulla porzione di territorio romano posta a nord della città sulla sinistra del Tevere,  interamente vincolata, esterna al G.R.A. e delimitata dalla A1 e dalla via Nomentana. È stato adottato con Del. 2282 del 28/04/1987, ed approvato con L.R. 24/98.

E' caratterizzato da tre inquadramenti paesistici. Il primo è quello delle colline a destra della Via Salaria ed a monte del Casale della Marcigliana, segnato dal tratto iniziale del Fosso della Regina; il secondo è quello connotato dal Fosso di Settebagni e dalla rete dei suoi affluenti ad est di Castel Giubileo e del G.R.A.; l’ultimo infine è quello delle colline ondulate a nord ovest della via Nomentana tra il Casale della Cesarina Vecchio e quello di Capobianco. L’intero territorio è costituito da un sistema ondulato di rilievi che si alzano lungo il margine sinistro della pianura alluvionale del Tevere con altezze che variano dai 30 ai 150 metri. Sul fronte verso il Tevere queste colline hanno frange talora assai frastagliate e ripide, anche se prive di pareti a picco sulla pianura. La differente erosione di questo territorio, dovuta alla sua natura geologica, mostra una più o meno spessa crosta tufaceea costituita da materiali terrosi giallastri, granulosi grigiastri e pomicei biancastri, incisa da numerosissimi fossi, tutti ricchi d’acqua, tra cui i maggiori sono quelli di Fonte di Papa e Pantanelle confluenti a Santa Colomba in quello della Regina, quelli di Settebagni e Malpasso confluenti alla foce, tutti tributari del Tevere, e quelli della Cesarina e Cinquina affluenti del Fosso di Casal de’ Pazzi tributario all’Aniene. Il suolo ha conservato in larga parte un uso prevalentemente agricolo, integrato da attività silvo – pastorali ed organizzato da vaste tenute con un buon numero di casali e annessi agricoli. Gran parte dei pianori e dei dossi collinari sono tenuti a seminativo nudo, così come le strette pianure di fondo delle incisioni vallive; le pendici invece sono normalmente tenute a fitta macchia e costituiscono un importante patrimonio vegetazionale, assieme al bosco ceduo che copre alcune colline.

Quest’area collinare prospiciente il Tevere, sede di antichi insediamenti di età arcaica e di una continua antropizzazione fino all’età tardo imperiale, ha conservato di questo passato un ricco patrimonio di monumenti archeologici, tracciati viari, necropoli, sepolture, ville, oltre al sito dell’antica città latina di Crustumerium che Plinio il Vecchio pone nell’elenco degli oppida dell’antico Lazio scomparsi ai suoi tempi. L’organizzazione agraria in tenute, tipica della Campagna Romana, è qui storicamente attestata fin dalla metà del XVI secolo; sono ancora conservati alcuni degli antichi casali tenutari quali quelli di S. Colomba, Marcigliana, Bufalotta, delle Donne, Olevano, Case Nuove, Bocconcino, Coazzo, Cesarina Vecchia e Capobianco.

La povertà di percorsi di penetrazione ha favorito una buona conservazione morfologica, ambientale e paesaggistica soprattutto della parte più interna.

15/2    INSUGHERATA

Coordinatore del gruppo di lavoro  composto da: arch. A. Durante, arch. F. D’Asaro, arch. V. Della Sala, arch. R. Violo, incaricato con Del. GR 1334 del 17/03/1987.

Il PTP 15/2 si estende per una superficie di circa 410 ettari su una porzione di territorio romano interamente vincolata, interna al G.R.A. e compresa tra le vie Cassia e Trionfale. È stato adottato con Del. 2283 del 28/04/1987, ed approvato con D.C.R. 755 del 22/07/1993.

Si colloca nel cuneo compreso tra il crinale spartiacque solcato dalla via Trionfale, che separa il sistema morfologico settentrionale da quello occidentale, e l'alto corso del fosso dell'Acqua Traversa, affluente diretto del Tevere e limite nordorientale dell’area. L’area è caratterizzata da una serie di vallecole parallele che confluiscono con la caratteristica forma a pettine sulla destra della citata valle dell’Acqua Traversa. Il pregio maggiore di questo territorio è costituito dalla vegetazione di tipo mediterraneo che ricopre quasi interamente le pendici delle piccole valli, con frequente presenza di leccio ma, soprattutto, con notevoli estensioni di sughereta pura, in particolare lungo la valle dell’Insugherata propriamente detta. Tale biotopo è una specializzazione nell’ambito della Quercus ilex, che si differenzia dalla lecceta per il carattere più litoraneo. Fortemente influenzata dall’uomo, la sughereta si caratterizza per il sottobosco molto luminoso e con scarsa copertura erbacea, quindi facilmente percorribile. L’estremità orientale dell’area e la pendice sinistra del Fosso di Monte Arsiccio sono ancora occupate da pascoli con presenze isolate di grandi alberi, mentre le restanti aree, ad andamento ondulato, ospitano seminativi nudi. L’unico insediamento agricolo presente è localizzato sull’altopiano, tra i fossi di Monte Arsiccio e dell’Insugherata.

L'insediamento storico è rappresentato da alcune necropoli, dalle catacombe di S. Onofrio, da un tratto dell’antica via Trionfale, dall’Acquedotto Traiano – Paolo e dai resti di una torre medioevale.

Lo stato di conservazione dell’insieme è rimasto buono malgrado l’immediata vicinanza con aree urbanizzate, che hanno già intaccato in maniera modesta la fascia lungo la Trionfale. Il suo valore, peraltro, acquista rilievo anche in virtù della sua localizzazione urbana.

15/3    CECCHIGNOLA VALLERANO

Coordinatore del gruppo di lavoro composto da: arch. A. Durante, arch. F. D’Asaro, arch. R. Violo, prof. S. Garano, incaricato con Del. GR 2918 del 30/03/1988.

Il PTP 15/3 si estende  su una superficie di circa 4.800 ettari su una porzione di territorio romano parzialmente vincolata posta a sud della città, attraversata dal GRA e compresa tra le vie Pontina e Ardeatina. È stato adottato con Del. GR 9849 del 20/12/1994, ed approvato con L.R. 24/98.

E' caratterizzato da paesaggi agrari di grande profondità, che risultano solcati da sud-est verso nord-ovest da un sistema idrografico che, formato dai fossi della Cecchignola, dell’Acqua Acetosa, di Fiorano, di Vallerano, del Rio Petroso e della Torre, raccoglie parte delle acque di un ampio bacino esteso dalle pendici dei Castelli fino al Tevere, scandendo il paesaggio della Campagna Romana e sottolineandolo con elementi continui e consistenti di vegetazione. Dal punto di vista orografico, il territorio risulta caratterizzato da rilievi di limitata entità altimetrica. La lunga e costante azione modellatrice esercitata dai corsi d’acqua sul paleo – altopiano di origine eruttiva ha generato un sistema morfologico composto da un fitto mosaico di pianori, più o meno grandi e debolmente modellati, alternati ai sistemi vallivi dei corsi d’acqua. I fenomeni di idroeroisione superficiale hanno dato luogo più raramente a valli aspre e piuttosto strette, caratterizzate da pareti assai ripide e incassate, e più diffusamente alle morfologie  tipiche del paesaggio di quest’area, con pendici più dolci e ondulazioni che sfumano senza soluzione di continuità dai sistemi di valle alle alture che li racchiudono, con visuali di grande profondità dominate dai Colli Albani e, più lontano, dai monti della catena preappenninica.

Le morfologie prevalentemente prive di forti pendenze hanno favorito l’estendersi delle colture agricole che costituiscono la copertura vegetale dominante, relegando la vegetazione naturale spontanea ai pochi terreni marginali perché molto acclivi o lungo i corsi d’acqua, salvo il caso della sughereta di Valleranello, esempio relitto di bosco planiziario a forte sfruttamento antropico, rappresentativa peraltro della specie spontanea di maggior rilevanza di quest'area. Il complesso vegetazionale è dunque formato da colture agricole, cui si accompagnano un consistente e diffuso verde ornamentale e limitate porzioni di vegetazione naturale spontanea.

Il territorio è caratterizzato da alcuni importanti percorsi antichi che conducevano agli insediamenti urbani collocati alla base delle pendici dei Colli Albani, Tellene, Satricum, Lavinium e Ardea, ai margini dei quali si conserva una notevole diffusione di testimonianze dell’antropizzazione antica, medievale e moderna.

Negli anni più recenti il territorio è stato urbanizzato in modo disordinato a causa di consistenti quote di abusivismo, in forme però non estese, tali da consentire ancora la conservazione sia di notevoli qualità ambientali, sia di testimonianze archeologiche e storiche. Tali qualità e testimonianze, tuttavia, non appaiono sufficientemente tutelate a causa dell'episodicità e dell’esiguità dei vincoli e, soprattutto, delle pesanti previsioni urbanistiche riguardanti, oltre al completamento dell’edificazione delle aree circostanti la città militare della Cecchignola, pesanti insediamenti residenziali da realizzare entro il GRA nei pressi del Castello della Cecchignola, e al suo esterno lungo le vie Laurentina e Ardeatina, in particolare nei pressi dei casali della Falcognana. Tali previsioni, in parte contenute nel PEEP e in parte nelle lottizzazioni previste dal PPA, sono state ablate dal PTP in tutti i casi in cui ritenute non compatibili con le finalità di tutela, e sottoposte a specifiche prescrizioni nei casi in cui si è ritenuto possibile rendere gli interventi compatibili, mediante la riduzione delle cubature previste e delle superfici interessate, con disposizioni relative alle modalità costruttive, etc.).

15/4    ARRONE GALERIA

Coordinatore del gruppo di lavoro composto da: arch. A. Durante, arch. F. D’Asaro, arch. V. Della Sala, arch. R. Violo, incaricato con Del. GR 1334 del 17/03/1987.

Il PTP 15/4 si estende per una superficie di circa 19.000 ettari su una porzione di territorio romano parzialmente vincolata posta ad ovest della città, tra le vie Cassia e Claudia e l’Autostrada A 12. È stato adottato con Del. GR 2458 del 04/05/1987, ed approvato con L.R. 24/98.

Interessa per la sua più ampia estensione i due vasti bacini dell’Arrone e del Rio Galeria che, con il serrato ventaglio di affluenti, disegnano un territorio con caratteristiche paesaggistiche omogenee e ricorrenti, quello delle “forre” alternate agli altopiani, tale da far valere l’utilità di una pianificazione unificata. A questo si associa,  per una piccola area posta a sud, l'inquadramento dei “terrazzi costieri”.  Le vie Braccianese e di Tragliatella, limite settentrionale del Piano, costituiscono una netta linea di demarcazione tra due differenti configurazioni paesistiche: quella posta a nord, connotata dagli altopiani debolmente ondulati e l’altra, a sud di questo percorso, formata dalla reiterata alternanza di stretti altopiani e di forre incise dai corsi d’acqua. Il tracciato delle due strade infatti attraversa l’altopiano in direzione est - ovest, seguendone l’estremo orlo prima della scaturigine dei molti fossi che compongono un fitto reticolo con andamento prevalente nord sud, incidendo l’altopiano con un disegno a coda di cavallo tipico risultato del processo di erosione delle acque sui suoli vulcanici.  Il differente grado di resistenza opposto dalla disuguale consistenza e durezza del mantello all’azione erosiva delle acque dà origine a due tipi di formazioni vallive. Le prime, incise nel materiale tufaceo, hanno carattere aspro ed accidentato con pareti sub verticali, e conservano di solito impianti vegetazionali naturali. Le seconde, formate nelle sabbie, hanno una forma dolce ed arrotondata e pendenze prive di brusche variazioni; in esse il manto di vegetazione naturale è stato intaccato e sostituito da colture agricole. Dell’antico altopiano restano, in questa porzione di territorio così straordinariamente ricca di fossi, dei relitti ripiani tabulari o debolmente ondulati, più o meno larghi, che formano delle lunghissime penisole e talora degli isolati acrocori, con un margine nettamente segnato dalla brusca variazione di pendenza che costituisce l’orlo dei terrazzi ed il punto di avvio delle valli.

Il territorio fu sede di insediamenti già in età protostorica. Colonizzato successivamente dagli Etruschi, che avevano in questi luoghi alcuni sacra come la Selva Mesia citata da Livio, conserva ancora numerose tagliate che lasciano supporre una ricca trama di viabilità ascrivibile a questa civiltà. Su questa trama si sovrappongono in epoca romana le vie Trionfale, Aurelia, Clodia e Cornelia che collegavano all’Etruria e ai radi insediamenti locali: Careiae, città di origine etrusca da cui si fa pervenire una delle quattro antiche tribù di Roma, la Galeria, e la residenza imperiale di Castel di Guido. In epoca medioevale il territorio fu nuovamente colonizzato con la  fondazione di due domuscultae dette di Galeria, l’una sulla via Portuense e l’altra sulla via Clodia, da parte dei papi Zaccaria e Adriano I. Ma fu la strategia difensiva nel pieno del medioevo a segnare fortemente questo territorio con la fondazione di numerosi castra, di cui restano testimoniane a Galeria, Cornazzano, Boccea, Tragliata, Castel di Guido, Malagrotta e Malnome; affiancati e completati da una fitta rete di torri, furono successivamente trasformati in insediamenti rurali.

All’organizzazione fondiaria, oltre che alla morfologia dei luoghi, si deve gran parte del disegno paesaggistico della Campagna Romana, che qui si conserva per larghi tratti integro con un grande valore di testimonianza. In questo sistema territoriale  si conservano infatti pregevoli inquadramenti delle due immagini dell’Agro più consolidate per ricchezza di citazioni e rappresentazioni, descritte da innumerevoli viaggiatori e ripetutamente raffigurate dai paesaggisti: l’immagine di grande profondità del latifondo con i suoi immensi campi nudi interpuntati da rare e  maestose alberature, scarsi insediamenti fortificati, svettanti torri e maestose rovine, e l’immagine di piccola profondità delle forre, con le pendici dirupate e vestite di alberi.

15/5    DECIMA TRIGORIA

Coordinatore del gruppo di lavoro composto da: arch. A. Durante, arch. F. D’Asaro, arch. V. Della Sala, arch. R. Violo, incaricato con Del. GR 1334 del 17/03/1987.

Il PTP 15/5 si estende per una superficie di circa 10.150 ettari su una porzione di territorio romano parzialmente vincolata, posta a sud della città e delimitata ad est dalla via Pontina e dalla via di Pratica. È stato adottato con Del. GR 4582 del 05/08/1987, ed approvato con L.R. 24/98.

Interessa un’ampia porzione di territorio comunale di elevata qualità ambientale, con una notevole concentrazione di beni di carattere geomorfologico, vegetazionale, archeologico e storico monumentale ed in larga parte ancora gravata da usi civici. E' costituito da una porzione di suolo della forma piuttosto allungata, che collega le estreme pendici occidentali del Vulcano Laziale alle dune costiere.

Comprende il bacino del Fosso di Malafede che con i suoi affluenti determina un territorio con caratteristiche omogenee, a cui si aggiunge , nell’are di Capocotta, una limitata porzione di colline costiere, lembo estremo del perimetro del PTC posto in continuità con l’altopiano di Castel Romano, Monte di Leva e S. Gioacchino. L’insieme dei beni di carattere geomorfologico e vegetazionale compone qui quattro inquadramenti paesistici: quello dei terrazzi costieri o della “Duna Antica”, quello delle forre, quello degli altopiani fortemente modellati ed infine quello degli altopiani debolmente ondulati. La successione progressiva, da ovest verso est, delle quattro unità di paesaggio tipiche dell’Agro Romano e la ricca presenza di beni conferiscono a questo sistema territoriale un notevole pregio, che necessitò di un’attenta azione di pianificazione volta a preservarlo da incongrui impoverimenti o danneggiamenti. È costituito da tre unità geomorfologiche con un differente andamento clivo metrico: la fascia pedemontana, l’altopiano posto immediatamente ad ovest della via Ardeatina, la porzione di Duna antica. L’idrografia del sistema  è costituita dal fosso di Malafede e dai suoi affluenti che, con un andamento parallelo prevalentemente in direzione est ovest, incidono l’altopiano tracciando un disegno a pettine e che conservano importanti impianti vegetazionali naturali che bordano gran parte delle pendici del bacino di Malafede. 

Questo territorio, così come attesta la necropoli nei pressi di Decima, fu sede di antichi insediamenti. In epoca romana questo territorio, compreso tra l’Appia e l’Ostiense,  era attraversato da una rete viaria piuttosto fitta, sia volta a collegare lungo le vie di crinale queste due importanti strade, sia tesa a congiungere con percorsi paralleli che seguivano i contro crinali e le rotte di antichi tratturi, il lato meridionale della città alla costa ed agli antichi insediamenti laziali posti sulle sommità del sistema vallivo che caratterizza l’area, quali Laurentum, Lavinuim e Ardea. I ricchi rinvenimenti archeologici effettuati all’interno del perimetro di questo sistema paesaggistico fanno, inoltre, supporre una notevole colonizzazione di questa porzione di campagna. Numerosissime sono infatti le ville attestate dal ritrovamento di resti più o meno coerenti e consistenti in tutta questa area ed in particolare sui due crinali prospicienti il fosso di Malafede in località Decima e lungo gli antichi percorsi All’epoca medioevale nulla resta delle domuscultae di Calvinianum e S. Edistii fondate da Adriano I, mentre sono numerose le testimonianze dei castra, che posti in posizione elevata e difensiva testimoniano il passaggio dall’abitato sparso all’abitato concentrato e fortificato che comportò una forte trasformazione della campagna favorendo il  formarsi di un modo di antropizzazione caratterizzato da una scarsissima e rada presenza di popolazione rurale. La documentazione ci permette di censire per quest’area i castra: Pontis Decima , Sulphurate, Montis Olibani e quello, attestato più tardi ma sui resti di precedenti strutture, detto Castel Romano. Tanto il Castrum Pontis Decimi quanto quello Montis Alibani da centri abitati e fortificati furono quindi trasformati in castelli signorili, mentre quello di Ponte di Leva ospitò dal Settecento il Santuario del Divino Amore.

15/6    PINETO

Coordinatore del gruppo di lavoro composto da: arch. A. Durante, arch. F. D’Asaro, arch.   V. Della Sala, arch. R. Violo, incaricato con Del. GR 1334 del 17/03/1987. Il PTP 15/6 si estende su una superficie di circa 440 ettari, su una porzione parzialmente vincolata interna all’area urbana di Roma, ma ancora libera, posta lungo la via di Pineta Sacchetti. È stato adottato con Del. 4582 del 05/08/1987, ed approvato con D.C.R. 1229/95.

Interessa una limitata porzione del territorio comunale di elevata qualità ambientale e di notevole interesse dal punto di vista geomorfologico e vegetazionale, formata dalla Valle Aurelia o Valle del Fosso dell’Inferno, ora intubato per gran parte del suo corso, e da parte dei due altopiani sovrastanti. Il territorio conserva ancora beni di carattere vegetazionale di straordinario interesse. Oltre alla presenza dell’imponente impianto vegetazionale di Pinus pinea posto ad ovest di via della Pineta Sacchetti, va infatti citata la presenza di importanti resti di “Macchia – Foresta mediterranea”a Quercus suber, prezioso relitto dei tempi olocenici, fissato sul suolo di dune sabbiose poste a nord del fosso e lungo il primo tratto delle due pendici. I molti esemplari di sughere, ancora ben vegetate alternate a lecci, costituiscono pregevoli areole di bosco ancora assai ricche di specie arbustive ed erbacee. Anticamente afferente alla tenuta denominata Pineto nella quale Pietro da Cortona aveva edificato per i Sacchetti la celebre villa del Pigneto, già rovinata agli inizi del ‘700, questa porzione di territorio è caratterizzata, oltre che dalla presenza di Forte Braschi, da numerose ville, alcune delle quali di notevole valore storico – monumentale, quali la villa di Blosio Palladio sul Monte Ciocci e la villa Torlonia circondata dalla pineta che ancora da il nome all’area. In questo Piano Paesistico gli obiettivi sono innanzi tutto quelli della conservazione e valorizzazione degli impianti vegetazionali esistenti e la ricomposizione di quelli parzialmente deteriorati o danneggiati. In tale prospettiva si prevede un’articolazione del dispositivo di Tutela Integrale ed Orientata atta a conservare il rapporto tra l’altopiano nudo e la pineta, ed a ricostruire la forma originaria della vegetazione lungo le pendici e nel fondovalle. Inoltre il Piano fornisce indirizzi atti a fronteggiare le esigenze di recupero ambientale e paesaggistico presenti in alcune aree, quali quella del Borghetto di Valle Aurelia e quella del Monte Ciocci con la cava, di valore storico e geologico, e la Fornace Veschi, per le quali si propongono operazioni di recupero, riqualificazione e riordino. Il Piano fornisce infine, attraverso una specifica normativa, indicazioni generali sulle operazioni necessarie alla riqualificazione dell’area a parco pubblico nonché sugli interventi da attuarsi per la ricomposizione dei margini urbani, nelle zone edificate a nord e ad est, al fine di consentire e potenziare un reale godimento del Parco Regionale nel rispetto delle finalità dichiarate dalla legge istitutiva.

15/7    VEIO CESANO

Coordinatore del gruppo di lavoro composto da : arch. A. Durante, arch. F. D’Asaro, arch. R. Violo, arch. V. Della Sala, incaricato con Del. GR 4951 del 05/08/1987. Il PTP 15/7 si estende per una superficie di circa 14.200 ettari su una porzione di territorio romano parzialmente vincolata posta a nord della città tra le vie Cassia e Flaminia. È stato adottato con Del. GR 10018 del 22/11/1988, ed approvato con L.R. 24/98.

Comprende tre bacini paralleli del fosso della Crescenza, del fosso Cremera e di quello del fosso di Monte Oliviero che, con andamento a pettine, attraversano questo territorio e prima di versarsi nella Valle del Tevere disegnano il tipico inquadramento paesistico delle “forre”che conserva caratteristiche omogenee e integrate con la sovrastante fascia  collinare posta alla pendice del Vulcano Sabatino e con la porzione occidentale dell’altopiano, debolmente modellato ed attraversato dai fossi della Fontanella , della Casaccia, del Rio Galeria e dell’Arrone. Le coperture boscate sono oggi conservate in maniera massiccia e compatta, lungo le pendici vallive più esasperate e nelle morfologie torrentizie più anguste, mentre negli ambiti collinari solo raramente sono presenti formazioni arboree, di varia estensione e spesso di modesta entità, che costituiscono resti di più antichi boschi. Cospicui resti di bosco si conservano intorno a Veio, Baccano e Cesano. Il sito di Veio, le sue necropoli e la via Veientana costituiscono un grandissimo comparto di interesse archeologico come pure quelli della Villa di Livia a Prima Porta e di Malborghetto sulla Flaminia. Emergenze straordinarie di un enorme patrimonio diffuso in tutto il territorio.Numerosissime sono torri, castelli e casali di valore storico che si conservano nel perimetro del sub sistema compreso tra le via Cassia e Flaminia, tra i quali spiccano i borghi di Prima Porta, di Cesano e di Isola Farnese.

15/8    VALLE DEL TEVERE

Coordinatore del gruppo di lavoro composto da : arch. A. Durante, arch. F. D’Asaro, arch. V. Della Sala, arch. R. Violo, incaricato con Del. GR 9067 del 31/12/1987.Il PTP  si estende su una superficie di circa 19.000 ettari sulle due porzioni del territorio romano parzialmente vincolate poste a nord e a sud della città, e attraversate dall’asta fluviale del Tevere. È stato adottato con Del. GR 5580 del 27/10/1998, ed approvato con D.G.R./c 527/2000.

Il territorio di piano è diviso in due settori, differenti per caratteristiche fisiche  ed ambientali, separati in modo netto dalla presenza del centro urbano di Roma. Il corso del Tevere caratterizza l’andamento morfologico generale. Il percorso del fiume presenta un andamento meandri forme paesisticamente suggestivo e caratteristico dei fiumi geologicamente maturi. Gli ambiti collinari che affiancano la valle del Tevere presentano le caratteristiche forme dolci della Campagna Romana, ma contemporaneamente sono incise da complessi sistemi vallivi percorsi dalle acque confluenti nel fiume. Si riconoscono diverse unità morfologiche elementari che sono alla base delle “forme” di paesaggio caratteristiche, la pianura alluvionale del fiume e gli altopiani tufacei, all’interno dei quali i corsi d’acqua hanno scavato profonde forre, a loro volta composte dalle pendici, denominate localmente spallette, cioè i versanti più o meno aspri delle vallecole, costituenti l’elemento di raccordo tra gli altopiani sovrastanti ed i fondovalle, generalmente poco estesi e praticamente pianeggianti. Verso i margini nord del comune l’altopiano vulcanico sfuma in forme caratterizzate da colline debolmente ondulate, solcate da una serie di vallecole dal profilo a V fittamente ramificate.

Lungo il corso del Tevere si collocano stupendi tratti di bosco ripariale, tali da rendere necessaria una tutela  particolarmente forte di questo ambiente che attualmente risulta particolarmente minacciato. Alle associazioni tipiche del bosco misto di pendice sono ascrivibili: i querceti sempreverdi e/o i boschi misti frequentemente con presenza del Leccio e della Sughera, quest’ultima presente in forma forestale nella valle della Maglianella. Lembi residui di vegetazione spontanea sono presenti anche all’interno della città di Roma, in particolare la Macchia Madama. Il patrimonio archeologico e storico – monumentale, molto scarso nella pianura del fiume, salvo le aree suburbane, è invece particolarmente ricco ai margini della rete delle consolari e sulle colline circostanti.

15/9    ANIENE

Coordinatore del gruppo di lavoro composto da: arch. A. Durante, arch. F. D’Asaro, prof. M. Docci, prof. S. Garano, prof. C. Nucci, arch. R. Violo, incaricato con Del. 13141 del 23/12/1992 e 3148 del 27/04/1993. Il PTP si estende per una superficie di circa 12.400 ettari sulla porzione di territorio romano parzialmente vincolata posta ad est della città tra le vie Nomentana e Casilina. È stato adottato con Del. GR 9250 del 07/11/1995, ed approvato con L.R. 24/98.

Corrisponde alla parte terminale del bacino idrologico del fiume stesso, che percorre una pianura alluvionale incisa dal fiume sui depositi vulcanici dell’apparato laziale, delimitata a sud dai Colli Albani e a Nord dai Monti Cornicolani. L’andamento morfologico è collinare e dolce, interrotto solo da bruschi salti altimetrici in corrispondenza delle valli8 incise nel settore meridionale. Se si eccettuano le aree sopradescritte la maggior parte del territorio ancora non urbanizzato è occupata da un’agricoltura di tipo estensivo al di là del GRA, mentre più vicino alla città i terreni sono più comunemente incolti, a pascolo oppure utilizzati da colture orticole promiscue. Lungo le sponde del fiume si sviluppa una ricca vegetazione golenale che nelle depressioni umide, ai lati del fiume, si arricchisce di specie acquatiche e palustri. Oltre all’ecosistema dell’Aniene e di alcuni suoi confluenti che ancora conservano caratteri di naturalità, è particolarmente interessante l’emergenza geomorfologica del Cratere di Gabii, anticamente occupato dalle acque del lago di Castiglione, oggi prosciugato; come pure di grande interesse sono le valli parallele che si dipartono da Corcolle verso S. Vittorino, le quali conservano una vegetazione di tipo caducifoglie ricca di molte specie balcaniche, ed i resti monumentali degli acquedotti romani. Dal punto di vista storico il territorio posto ad est della città di Roma ha rivestito nei confronti di questa una straordinaria importanza fin dalla più remota antichità: per i centri abitati presenti, per la rete della viabilità, per le risorse offerte, prime tra tutte le cave di materiali da costruzione, tufo e travertino, e le acque sorgenti, non da ultimo per l’utilizzazione dell’Aniene come via d’acqua per il trasporto di materiali verso Roma. Il ricchissimo patrimonio archeologico e storico monumentale è diffuso su tutta l’area di piano con particolare rilevanza lungo le antiche strade romane che si sono mantenute sempre in uso sulle aree rilevate ai margini dell’Aniene e sui grandi ripiani.

15/10   VALLE DEI CASALI

Coordinatore del gruppo di lavoro  composto da: arch. A. Durante, arch. F. D’Asaro, arch. R. Violo, arch. V. Della Sala, incaricato con Del. GR 4951 del 05/08/1987. Il PTP  si estende per una superficie di circa 2060 ettari su una porzione parzialmente vincolata interna all’area urbana di Roma, ma ancora libera. È stato adottato con Del. GR 7318 del 03/08/1988, ed approvato con L.R. 24/98.

Il territorio del  è costituito da un altopiano decrescente verso la fascia collinare che si affaccia sulla pianura del Tevere, inciso dalla Marrana di Affogalasino che scorre dalle pendici dei Monti di Creta verso il Tevere, in cui confluisce all’altezza dell’Ippodromo di Tor di Valle. Questo fosso disegna la cosiddetta Valle dei Casali, mediamente incisa, con un fondovalle che mantiene un’ampiezza costante per tutto il suo corso. La pendice sinistra, dolcemente modellata, si sviluppa con una forma omogenea ed un andamento regolare lungo l’intera valle, raggiungendo rapidamente la linea di crinale dello strettissimo altopiano. La pendice destra, invece, è solcata da una sequenza parallela di cortissimi fossi, tutti affluenti della Marrana di Affogalasino, che incidono ulteriormente l’altopiano lungo linee perpendicolari rispetto al corso dell’invaso centrale, formando lunghe e strette penisole elevate su pendici piuttosto ripide.

15/11   PENDICI DEI CASTELLI

Coordinatore del gruppo di lavoro composto da: arch. A. Durante, arch. F. D’Asaro, arch. V. Della Sala, arch. R. Violo, incaricato con Del. GR 9067 del 31/12/1987. Il PTP  si estende  per una superficie di circa 5.580 ettari sulla porzione di territorio romano parzialmente vincolata posta a sud  - est della città, esterna al GRA tra le vie Casilina e Appia Nuova. È stato adottato con Del. GR 5579 del 27/10/1998, ed approvato con D.G.R./c 528/2000.

Il territoriodeve il suo aspetto fisico soprattutto alla presenza del grande apparato vulcanico dei Colli Albani, che si raccorda verso nord con la valle dell’Aniene e verso ovest con quella del Tevere attraverso un’ampia superficie convessa e debolmente inclinata. L’andamento morfologico è collinare e dolce, con un carattere di continuità che le deboli incisioni dei tratti iniziali dei numerosi corsi d’acqua confluenti nell’Aniene non riescono a interrompere ad eccezione della valle di Valpignola, che appare fortemente marcata. Di notevole interesse è l’emergenza geomorfologica del Cratere di Prataporci, anticamente occupato dalle acque di un lago oggi prosciugato, come pure la Valle Marciana, relitto di un cratere secondario del Vulcano Laziale. Il reticolo idrografico è quello caratteristico delle aree a morfologia vulcanica recente: corsi d’acqua paralleli tra loro, incisioni vallive ripide e brevi anche se non molto evidenti, a dimostrazione di un regime idrico piuttosto povero. Tale reticolo appartiene al sistema idrografico centrifugo dei Colli Albani, e l’orientamento della superficie verso nord ovest comporta il deflusso quasi totale verso l’Aniene. La distribuzione della vegetazione segue in maniera significativa le forme del paesaggio e della geomorfologia. Nel complesso, il territorio conserva ben poco delle antiche formazioni vegetali che costituivano il proseguimento di quelle che ancora oggi connotano le pendici più elevate dei Castelli romani. Le più rilevanti “isole verdi” del territorio si conservano principalmente lungo le sponde dei fossi. Anche se costituite da pochi individui, e non in ottime condizioni, rappresentano tuttavia ciò che resta della vegetazione naturale originaria, e proprio in quanto tali debbono essere oggetto di una particolare tutela. Si fa riferimento, tra l’altro, alle roverelle di Colle Mattia, di Casale Montani, di Colle Stinco e di Prataporci. Il territorio posto ad est della città di Roma ha rivestito nei confronti di questa una straordinaria importanza fin dalla più remota antichità, sia per i centri abitati esistenti, sia per la rete della viabilità che li raccordava, sia infine per le risorse offerte. La presenza di centri importanti e di antichissima origine come Tibur, Praeneste, Albalonga, Labicum, Tusculum, Gabii, con i quali Roma stabilisce rapporti fin dalla più remota antichità, condiziona fortemente la viabilità di questo settore. A sud dell’Aniene si irradiano a ventaglio dalle mura urbane gli antichissimi tracciati delle vie Collatina, Prenestina, Labicana e Latina. Lungo queste fin dalla più remota antichità si addensano numerosi insediamenti, dalle ville romane ai santuari paleocristiani, alle torri e ai castelli medievali, fino ai grandi casali come Torrenova, Pantano, Morena, etc, che confermano la maggior popolazione e la diversità di quest’area rispetto al resto della Campagna Romana, peraltro testimoniata dalla straordinaria densità e ricchezza del patrimonio archeologico e storico – monumentale ancora qui presente. Il territorio di Piano presenta i segni della massiccia e disordinata aggressione urbana e della presenza consolidata nei secoli di colture estensive, in prevalenza a vigneto e in subordine a oliveto. Il disordine antropico e le espansioni “spontanee”, che qui registrano presenze tra le più alte, hanno comportato un elevato livello di degrado ambientale. Ciononostante, questo territorio conserva ancora qualità ambientali di rilevante valore paesaggistico e una notevolissima diffusione di beni, soprattutto di interesse archeologico, concentrati lungo le vie Labicana e Latina e ancora in parte integrati con ciò che resta dei valori paesaggistici, naturalistici, storico – monumentali ed estatico – tradizionali. Ciò che connota pertanto quest’area in modo particolare rispetto alle altre dell’Agro Romano è, oltre all’importanza delle testimonianze archeologiche, un valore paesaggistico composto da diversi elementi: in primo luogo, il suo sollevarsi dalla piana dell’Agro Romano, sul quale si aprono straordinarie vedute panoramiche di grandissima profondità; in secondo luogo il suo porsi come cerniera ambientale tra sistemi paesistici diversi, quali sono la Campagna Romana e i Castelli Romani; in terzo luogo il suo costituire il fondale paesistico di tutte le vedute di grande profondità della Campagna Romana. Tutti questi elementi di valenza precipuamente paesistica, oltre alla sopradetta importanza qualitativa e quantitativa delle testimonianze archeologiche, ne impongono una tutela di insieme.

15/12   APPIA ANTICA, ACQUEDOTTI e VALLE DELLA CAFFARELLA